Coniglio alle erbe con carciofi

Il coniglio, con le sue carni bianche e magre, è un alimento ricco di proteine e a basso contenuto calorico e di colesterolo.

Può essere mangiato da tutti, in qualunque regime dietetico.

Si trova facilmente già a pezzi, in vendita nei supermercati o nelle macellerie.

Non è ancora molto diffuso sulle nostre tavole, ma dovremmo abituarci a consumarlo di tanto in tanto, in alternativa ad altre carni bianche, come pollo o tacchino.

Si presta a molteplici preparazioni, dagli arrosti al ragù ed è adattissimo alla cottura con il sistema sottovuoto #sousvideAlladin.

Ho voluto provare questa ricetta e sono molto soddisfatta del risultato:

Coniglio alle erbe con carciofi.

Coniglio 3

Ingredienti per 4 persone:

  • un coniglio già pulito (circa 1,2 kg di peso totale)
  • 9 carciofi (potete anche usare i cuori di carciofo surgelati)
  • sale, pepe, prezzemolo, origano
  • rametti di rosmarino, salvia, timo, maggiorana
  • un cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • sale, pepe e limone per i carciofi

Preparazione:

Pulite i carciofi eliminando il gambo, le foglie esterne e la peluria interna. Ricordatevi di proteggere le mani con i guanti: i carciofi macchiano).

Tagliate i cuori a metà e immergeteli in acqua acidulata con succo di limone.

Tagliate il coniglio in pezzi ed insaporiteli passandoli in sale, pepe, origano e prezzemolo.

Ungete con poco olio il fondo della vasca del #sousvideAlladin e sistematevi i carciofi, cospargendoli con sale e pepe.

Coniglio carciofi cotti

Aggiungete pochissima acqua (quella acidulata in cui sono stati immersi).

Posizionate la griglia di separazione in dotazione e disponetevi i pezzi di coniglio, cospargendoli con le erbe aromatiche.

Coniglio crudo in vasca

Chiudete bene il coperchio, fate il sottovuoto ed infornate a 150° in forno ventilato per un’ora.

Il risultato sarà sensazionale: sapori distinti ed inalterati, carciofi sodi e verdi, coniglio dalla consistenza quasi cremosa, con la carne che si staccherà da sola dalle ossa.

Coniglio cotto

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Seppioline con i piselli

seppioline

Oggi andiamo di seppioline, e vi spiego il perché.

E’ la giornata nazionale delle seppie con piselli, nel calendario del cibo italiano di AIFB; l’Ambasciatrice, Erica Zampieri del blog “Sapori e dissapori” ce ne parla ampiamente nel bell’articolo che vi invito a leggere.

E’ un piatto molto amato in famiglia, ma ad essere onesta, una seppia intera, considerato il peso notevole, è davvero troppo per noi due. Dunque, ripiego sulle seppioline e non mi vergogno a dire che le prendo surgelate.

Vero, perdono sapore rispetto ad una seppia fresca, ma con il sistema di cottura sottovuoto #sousvidealladin riesco a preservarne il gusto, a renderle morbide al punto da essere quasi cremose e in più non devo preoccuparmi di sorvegliarne la cottura. E quando si va sempre di fretta, credetemi, è una vera salvezza.

Ecco la mia ricetta.

Seppioline con i piselli

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 g di seppioline già pulite
  • 300 g di pisellini primavera
  • una cipolla bianca
  • sale, pepe, finocchietto selvatico
  • un peperoncino (se piace)
  • un cucchiaino di concentrato di pomodoro
  • olio extra vergine di oliva

Preparazione:

Ungere con poco olio il fondo della vasca del #sousvideAlladin con poco olio, per permettere una diffusione omogenea del calore.

Pulire ed affettare finemente la cipolla e sistemarla nella vasca insieme ai piselli, le seppioline, il peperoncino tagliuzzato.

Cospargere il tutto con sale e finocchietto.

Aggiungere il concentrato di pomodoro sciolto in mezzo bicchiere di acqua.

Chiudere la vasca, fare il sottovuoto con la pompa in dotazione ed infornare in modalità “ventilato” a 160° per 25 minuti.

Le seppioline non rischiano, con questo sistema , di diventare dure o stoppose, cosa che può accadere con una cottura sbagliata; conservano dimensione e aspetto inalterati; anche i piselli rimangono integri e compatti e, soprattutto non si disperderanno tutti i componenti nutrizionali benefici degli alimenti.

Io accompagno le mie seppioline con qualche fetta di pane integrale, così il mio pasto è completo.

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Lingua in salsa verde

Lingua di bovino: l’idea di mangiarla mi ha creato qualche difficoltà iniziale.

E’ un problema comune, collegato non solo alla lingua, ma a tutti quei tagli di carne “povera”, definiti quinto quarto, ai quali è dedicata questa settimana sul calendario del cibo italiano di AIFB.

Anzi, a tal proposito vi invito a leggere il bellissimo articolo di Cristiana Di Paola, fondatrice e curatrice del blog “Beuf à la mode“.

L’articolo di Cristiana è stata la spinta necessaria a vincere la mia ritrosìa. Ricordavo di avere già assaggiato la lingua in bagnét verd, durante le mia vacanze estive dalla nonna piemontese, ma era passato tanto tempo e non ricordo più se mi piacesse oppure no. Però, mi son detta: se l’ho fatto da bambina, posso rifarlo ora.

Così mi sono avventurata in questa preparazione, anche un po’ rievocativa.

La lingua di bovino, vitello o manzo che sia, tra le frattaglie è quella dal minore apporto nutritivo. Solo il 15/20% di proteine e ancor meno grassi, pochi sali minerali e poche vitamine.

Per questi motivi ha un sapore meno forte, e può essere facilmente inserita in qualunque tipo di dieta.

Unendo i miei ricordi fanciulleschi con quelli di mia madre, è scaturita questa ricetta, utilizzando la cottura sottovuoto.

Ingredienti:

  • una lingua di vitello da 500 g circa
  • una carota
  • una cipolla
  • un gambo di sedano
  • un cucchiaino di sale
  • pepe verde in grani
  • bacche di ginepro
  • olio extra vergine di oliva
  • aceto bianco
  • 50 g di prezzemolo fresco
  • un tuorlo d’uovo sodo

Preparazione:

Strofinare la lingua di vitello con sale grosso e sciacquarla in acqua corrente.

Lasciarla a bagno in acqua per qualche ora, sostituendo spesso il liquido.

Sistemarla nella vasca del sistema di cottura, leggermente unta con olio extra vergine di oliva (io uso il sousvideAlladin, chi non ce l’ha può utilizzare i sacchetti da sottovuoto con relativa macchina aspirante).

Aggiungere il sedano, la carota e la cipolla puliti e tagliati in pezzi, il pepe, il ginepro e mezzo bicchiere di acqua, poi chiudere bene il coperchio.

A Lingua cruda

Fare il sottovuoto e infornare in modalità “ventilato” a 150° per 2 ore e mezza.

Chi utilizza il sacchetto lo cuocerà per 6 ore in una pentola capiente mantenendo con il roner la temperatura a 70°.

Una volta cotta la lingua, inciderla ed asportare la pelle. Se la cottura è giusta, verrà via con facilità.

A Lingua cotta

Togliere il pepe ed il ginepro e frullare i restanti odori con 50 g di prezzemolo fresco, un tuorlo d’uovo sodo, un cucchiaino scarso di aceto bianco e un cucchiaino di olio (aggiungere o togliere a piacere, secondo la densità desiderata).

Affettare finemente la lingua e coprirla con la salsa.

A Lingua FB

Che dire? Non la ricordavo così gustosa e tenera. Sto rivalutando il quinto quarto ed ora passo a tutte le altre bellissime ricette postate sul sito dell’AIFB in questa settimana!

Il brodetto di pesce del M.ar T.irreno C.osentino

Il brodetto si chiama così, ma tanto brodoso non è, come spiega con dovizia di particolari Anna Maria Pellegrino, nel suo blog “La cucina di QB”.

Anna Maria, temporaneamente soprannominata per un mese “tepossino”, è la vincitrice dell’MTC n° 54 e questo le ha dato l’opportunità di scegliere il tema della sfida successiva. Il brodetto, per l’appunto, o meglio “il broeto dell’Adriatico” che io ho trasformato a mio specifico uso e consumo.

Da lei impariamo che il broeto di pesce è piuttosto asciutto, senza grandi pretese, senza un’identità, senza una ricetta precisa.

Una roba che si fa lì per lì, con quello che resta nelle reti dei pescatori.

Insomma, che piatto è il brodetto di pesce? E’ un piatto tendenzialmente povero, sempre diverso, certamente fresco di stagione. Cosa che lo rende particolarmente difficile.

Per realizzarlo a dovere sono andata a trascorrere il weekend al mare, in quel di Amantea, sulla costa tirrenica cosentina, per essere lì all’alba ad incontrare l’amico pescatore che si è dichiarato disponibile a farmi sgavazzare nelle sue reti.

Si, lo confesso, l’MTC è una malattia degenerativa, peggiora di mese in mese. Però ti carica con un bagaglio di conoscenza che non potresti ottenere così facilmente e per di più divertendoti.

Per fortuna in questo inverno mite fa abbastanza caldo da poter mettere i piedi in acqua (poi mi perdevo le scarpe perché erano rattrappiti, ma sai che vantaggi per la circolazione, zampettare nelle onde?).

Giovanni, il pescatore, t-shirt umidiccia e pettorali da outsider, mi spiega che in questo periodo si trovano i pesci da fondale, che se ne stanno al calduccio nella fanghiglia, perché in superficie fa ancora freddino.

Mentre gli aiutanti scaricano le cassette coperte di ghiaccio tritate, lui tira su dal fondo della barca una gallinella, e quella la riconosco, un polpetto, una triglia.

Poi seppioline, calamaretti, cicale di mare (“robetta che si trova sempre” dice lui).

Brodetto

Un paio di scampi, un merluzzetto minuscolo.

Un robo brutto che mi guarda male “è uno scorfano”, ride Giovanni.

Due pescetti che non riconosco: sono la mormora e la tracina, conosciuta e temuta per la sua dolorosissima puntura e chiamata anche pesce ragno.

Poi chiama un amico di una barca vicina e si fa dare una manciata di cozze e vongole (“le alleva lui, vai tranquilla”).

Ci sarebbero, in circolazione, anche orate, sogliole e rana pescatrice, ma lui non le ha trovate ed è dispiaciutissimo.

Mi offre sei sarde, ma mi raccomanda di non metterle nella zuppa, ma di farci uno spaghetto ammuddicato.

L’idea mi piace, magari lo invito pure a pranzo.

il brodetto (2)

Ingredienti per il brodetto:

  • Pescato misto, “quello che resta nella rete”. Nel mio caso: gallinella, polpo, triglia, seppioline, calamari, cicale di mare, scampi, merluzzetto, mormora, tracina, cozze, vongole.
  • Due spicchi di aglio
  • Olio extra vergine di oliva
  • Un bicchierino di vino (“Greco” di Lamezia)
  • Un kg di pomodorini ciliegini
  • Prezzemolo fresco
  • Un peperoncino piccante
  • Sale
  • Null’altro. Il pesce è così fresco e profumato di mare che non ho voluto aggiungere sapori e aromi ulteriori.

Ingredienti per il pane alle olive:

  • 150 g di lievito madre rinfrescato da ¾ ore (idratazione 50%)
  • 200 g di semola rimacinata di grano duro
  • 200 g di farina 0 bio
  • 280 ml di acqua a temperatura ambiente
  • 10 g di sale
  • 20 g di sciroppo di malto d’orzo
  • 30 g di olio di semi di girasole
  • 100 g di olive verdi

Preparazione del pane:

Sciogliere il lievito madre in 200 ml di acqua con il malto d’orzo.

Impastare con le farine ben setacciate, poi unire il resto dell’acqua, poco alla volta.

Aggiungere il sale ed infine l’olio.

Quando l’impasto sarà ben amalgamato, formare un panetto e lasciare lievitare, coperto da un telo.

Quando sarà raddoppiato, stenderlo a rettangolo con le mani (non usate il mattarello) e cospargerlo con le olive tagliuzzate.

Arrotolarlo e metterlo sulla placca ricoperta di carta forno, lasciandolo lievitare nuovamente fino al raddoppio. Il tempo dipenderà dalla forza del lievito e dalla temperatura, in genere 2/3 ore.

Per accelerare i tempi si può mettere in forno con la lucina accesa.

Cuocere a 200° per dieci minuti, poi abbassare a 180° per un’ora.

Preparazione del brodetto:

Pulire accuratamente sotto acqua corrente le cozze e le vongole con una spazzola (io ne ho una di ferro che uso solo per questo).

Metterle a bagno in acqua e sale.

Pulire polpo, seppioline e calamari asportando gli organi interni: è sufficiente tirare il ciuffo di tentacoli, ruotando con delicatezza e verrà via tutto.

Togliete gli occhi, il dente e la cartilagine che troverete tastando l’interno della tasca.

Attenzione a non rompere il sacchetto con l’inchiostro.

Sciacquate abbondantemente e tagliate a pezzetti.

Riprendete cozze e vongole, scaldate l’olio in una padella con aglio scamiciato e peperoncino, e chiudete con un coperchio. Quando saranno tutte aperte (se ne rimane qualcuna chiusa, gettatela via) toglietele dalle conchiglie, tranne qualcuna per guarnire il piatto.

Filtrate il liquido rimasto nella padella e tenetelo da parte.

Sgusciate cicale e scampi, asportando l’intestino, che è un “filo” nero facilmente riconoscibile.

Lasciatene qualcuno intero per guarnizione: per asportare l’intestino praticate un taglio longitudinale sul ventre.

Sfilettate i pesci rimasti. Non è un procedimento semplicissimo, se non si è pratici, ma con un po’ di buona volontà si può fare. Il sistema più semplice è: togliete la testa, incidete il pesce sulla coda e risalite con il coltello, tenendo la lama a contatto con la lisca.

Togliete la pelle. Se vi riesce difficile, potete anche tagliarlo direttamente in pezzetti.

Prendete le teste, le lische, i carapaci dei crostacei e soffriggeteli brevemente in olio con aglio e peperoncino.

Sfumate con il vino.

Aggiungete il liquido ottenuto dalla cottura di cozze e vongole e portate a bollore.

Filtratelo con un telo sottile o con gli appositi filtri per alimenti.

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Fino a questo punto il brodetto del M.ar T.irreno C.osentino, ha seguito, più o meno, la preparazione canonica..

Qui si dovrebbe proseguire con la cottura, diversificando i tempi in base all’elemento, aggiungendo condimenti e spezie, erbe aromatiche e sorvegliando fino alla fine.

Io ho optato per la cottura sottovuoto.

In genere si realizza con appositi sacchetti in vasche termostatate, oppure con i roner, che mantengono costante la temperatura dell’acqua.

Purtroppo, però, non tutti gli alimenti possono essere “strizzati” nei sacchetti che hanno, oltretutto, una capienza limitata e non permettono di effettuare il sottovuoto in presenza di liquidi.

Io ho una teglia di discreta capienza nella quale si può ottenere il sottovuoto anche in presenza di liquidi, con la quale si effettua poi la cottura in forno.

Ho messo, quindi, tutti i miei ingredienti nella teglia; ho aggiunto pomodorini tagliuzzati, e il brodo di pesce; ho aspirato l’aria con l’apposito collettore ed ho infornato a 160° per 30 minuti.

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Con questo sistema tutti gli ingredienti sono cotti al punto giusto e il brodetto conserva intatto il sapore di M.ar T.irreno C.osentino.

Una spolverata di prezzemolo ed una fetta di pane alle olive hanno completato l’opera.

 

il brodetto

E ora vado a preparare la pasta ammuddicata per Giovanni…

 

Con il brodetto del M.ar T.irreno C.osentino partecipo all’MTC n. 55

mtc 55

Calamari ripieni per il Calendario del Cibo Italiano

 Di calamari ripieni ci parla, in maniera esauriente e precisa, Claudia Primavera del blog “La Pagnotta Innamorata“.

Oggi nel Calendario del cibo italiano è la giornata dedicata a questa squisita preparazione e non poteva esserci, quindi, momento migliore per raccontarvi la mia ultima interpretazione dei calamari ripieni.

Da quanto ho scoperto la cottura sottovuoto la applico a diverse preparazioni, ma i molluschi e la carne sono gli ingredienti che mi danno maggiore soddisfazione.

Sarà che per azzeccare la cottura dei calamari ci vuole un’abilità che io probabilmente non ho, o qualche trucco che non conosco; fatto sta che non ero mai del tutto soddisfatta.

Con il sottovuoto, invece, si sciolgono letteralmente in bocca.

La cottura sottovuoto si può realizzare con i sacchetti comunemente usati per la conservazione e successivamente immersi in acqua a temperatura controllata con un rooner, oppure con la teglia alla quale si applica una pompa aspirante.

Ovviamente, nulla impedisce a “quelli bravi” di cuocere i calamari in maniera tradizionale. Io vi regalo la ricetta!

Calamari ripieni

Ingredienti:

  • due calamari da 150 g l’uno circa
  • una patata media
  • 80 g di tonno sott’olio
  • Un pizzico di prezzemolo tritato
  • un cucchiaio di capperi sott’aceto
  • un cucchiaino di pasta d’acciughe, o 4/5 acciughe sott’olio
  • un cucchiaino di olio extra vergine di oliva
  • un pizzico di pepe nero

 

Pulite i calamari, eliminando le interiora e tenendo da parte i ciuffi di tentacoli e le ali.

Grattugiate la patata (QUI trovate un trucchetto per facilitare l’operazione) e amalgamatela al tonno sgocciolato e al prezzemolo.

Tritate nel mixer le ali dei calamari insieme ai capperi ben strizzati ed alle acciughe.

Miscelate i due composti e farcite i calamari.

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Riempiteli generosamente, tanto con la cottura sottovuoto non si ritirano come normalmente avviene, e chiudeteli con uno stuzzicadenti, poi sistemateli nella teglia, fate il sottovuoto e mettete in forno a 160° (ventilato) per 40 minuti.

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Tasca di vitello ripiena di spinaci e ricotta #sottovuoto

 Per la tasca ripiena utilizzo lo spinacino.

E’ un taglio di seconda scelta, nel quarto posteriore. Di vitello, più tenero, o di manzo, più saporito, è comunque un ottimo piatto, adatto a cottura lenta a bassa temperatura.

Io ho utilizzato, ancora una volta, il sistema di cottura sottovuoto Alladin, che ha reso tutto molto più semplice, ma una teglia ed un forno sono più che sufficienti, basta un po’ di attenzione.

Ingredienti:

  • un kg. di spinacino di vitello
  • 500 gr. di spinaci
  • un pizzico di bicarbonato
  • 200 gr. di ricotta salata
  • una noce di burro
  • sale, pepe
  • 100 gr. di prosciutto cotto (o mortadella, se piace) in un solo pezzo
  • due bicchieri di vino bianco secco

Con un coltello affilato, ricavare una tasca dallo spinacino di vitello,

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facendo attenzione a non tagliare i bordi.

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Pulire gli spinaci, scottarli in acqua salata con un pizzico di bicarbonato, poi tuffarli in acqua fredda.

Scolarli, strizzarli e saltarli per una decina di minuti in poco burro.

Tritarli aggiungendo la ricotta salata, il pepe ed il prosciutto cotto.IMG_6299

Con il composto, farcire la tasca e cucirla.

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Ungere con il restante burro il fondo della teglia, sistemarvi la tasca farcita e spruzzare con il vino.

Fate il sottovuoto ed infornate a 160° (ventilato) inserendo la sonda nell’apposito foro del coperchio, facendo in modo che la punta sia nella carne e non nel ripieno.

Quando il termometro segna 64° (dopo 50 minuti circa), la tasca è pronta.

Servitela a fette, cospargendola con il sugo di cottura.

Se lo preferite più denso, portatelo a bollore ed aggiungete un pizzico di maizena, o di fecola di patate.

Mescolate bene con la frusta per evitare grumi.

Si può anche insaporire con peperoncino, o con altre spezie a piacere.

Altre ricette con la tecnica del sottovuoto le trovate QUI

 

Melanzane ripiene in cottura sottovuoto

Mettere sottovuoto le melanzane ripiene sembrerebbe impossibile.

Nel sacchetto si schiaccerebbero, non si potrebbe aggiungere salsa di pomodoro (a noi piacciono con il sughetto), in ogni sacchetto, con quello che costano, ne entrano al massimo due metà e poi a dire la verità a me resta sempre un leggero retrogusto di plastica. Per non parlare di quanto siano antiecologici.

Con il sistema #sousvideAlladin della Tecla S.r.l. ho risolto questi problemi.

Però, confesso, ero un po’ frenata dai consumi: in fondo si cuoce in forno, e l’elettricità costa. Poi ho fatto velocemente due conti sul sistema di cottura già noto:

  • l’apparecchiatura: è necessario comunque almeno un roner, una bacinella adatta alla cottura, un sigillatore per il sottovuoto;
  • i consumi: i sacchetti costano tantissimo e non si possono riutilizzare, l’acqua va comunque riscaldata, il roner funzione ad elettricità e, anche se consuma certamente meno del forno, rimane acceso per tempi molto più lunghi.
  • il risultato: le verdure e gli alimenti più teneri si schiacciano inevitabilmente nel sacchetto e non si possono utilizzare liquidi. In presenza di sughi e condimenti si è costretti ad una doppia sigillatura, e addio sottovuoto.

Ecco, il #sousvideAlladin mi ha convinta proprio per questi motivi.

Ho cucinato delle squisite melanzane ripiene sottovuoto, in 45 minuti di forno ventilato a 160°, con un sughetto delizioso.

Ingredienti:

  • 2 melanzane viola lunghe
  • 250 gr. di carne macinata mista (suina e bovina)
  • 100 gr. di caciocavallo stagionato
  • un uovo
  • un panino morbido ammollato in acqua e ben strizzato
  • sale, pepe, prezzemolo
  • salsa di pomodoro
  • poco olio

Tagliare a metà per lungo le melanzane.

Tagliare la polpa tutt’intorno a 1 cm. di distanza dal bordo, poi praticare delle incisioni a scacchiera, senza arrivare fino alla buccia.

Togliere i cubetti ottenuti fino a svuotare l’interno e metterli da parte.

Cospargere i gusci di melanzana con poco sale e capovolgerli su uno strofinaccio.

Tritare metà dei cubetti di melanzana ed amalgamarli agli altri ingredienti, (tranne l’olio ed il pomodoro) e riempire con il composto le mezze melanzane.

Ungere leggermente il fondo della teglia.

Sistemare le melanzane nella teglia, versarvi la salsa di pomodoro allungata con poca acqua per facilitare la cottura dei gusci e leggermente salata.

Chiudere bene la teglia, fare il sottovuoto ed infornare in forno ventilato a 160° per 45 minuti.

Il risultato vi stupirà. La melanzana sembra intatta, ma è talmente morbida da sciogliersi in bocca.

Un risultato superlativo davvero!

Orate fratres – un gradito sacrificio con #sousvideAlladin

Orate, nel senso di “pregate”, con tenerezza e devozione.

Si, mi commuovo al pensiero di quelle due tenere orate che si sono sacrificate per me.

Però, in fondo, non le ho pescate io.

E poi erano incredibilmente buone.

Indescrivibilmente morbide.

E profumate: tanto! Sapete quel profumo di mare pulito, fresco, insomma buono? Non quell’odore di pesce cucinato che non è poi tanto gradito, quando aleggia per giorni in cucina. Come si può ottenere questo? Si può, si può.

Il martedì ed il venerdì, il mio pescivendolo riceve il pesce fresco e manda il garzone, con l’Ape, a fare il giro dei residence un po’ fuori mano, come il mio. Martedì scorso aveva delle belle orate, squame lucide ed occhi brillanti, così le ho prese (il ragazzo, bene addestrato, le pulisce lì al momento. Adoro.)

Inserite nel menu serale, da fare al cartoccio, con un contorno di insalata o di verdure miste, non avevo ancora deciso. Nel dubbio, mi son fatta portare zucchine, pomodori e peperoni.

Alle 19 mi accingo a preparare la cena. Il Doc, mio coinquilino a vita, riceve una telefonata e mi comunica: “sta per passare un collega con la moglie, vengono a salutarci, ma non si fermano a mangiare.”

Oh, la gioia profonda mi pervade. E adesso, chi prepara le orate?

Ma se fai la domanda giusta, c’è sempre una risposta. Nel mio caso, la risposta è stata #sousvideAlladin.

Ingredienti per 2 persone:

  • due orate eviscerate
  • un limone
  • erba cipollina
  • origano
  • maggiorana
  • semi di finocchietto selvatico
  • sale grosso
  • pepe bianco
  • olio extra vergine di oliva
  • un peperone
  • una zucchina
  • due pomodori ciliegini

Tritare le erbe con il sale ed il pepe.

Farcire le orate con un pizzico del composto e due fette di limone.

Sistemarle nella teglia del #sousvideAlladin leggermente unta di olio extra vergine di oliva.

Spruzzarle con succo di limone.

Aggiungere le verdure tagliate a tocchetti, senza salarle (meglio aggiungerlo dopo, per salvaguardare la croccantezza delle verdure in cottura).

Fare il sottovuoto con l’apposito compressore del #sousvidealladin ed infornare a 160° per 35 minuti.

Andare a ricevere gli ospiti e dimenticarsi le orate.

Quando gli ospiti saranno andati via, gustare le orate in tutto il loro splendore.

Orate fratres (1)

***se siete interessati al sistema di cottura #sousvideAlladin, contattatemi su info@eatparadeblog.it***

Trovate le orate in sottovuoto e altre ricette, insieme a suggerimenti e notizie, anche sulla pagina Facebook: EatParadeBlog