Sila in movimento – la cuccìa

 Quando ero adolescente, intorno ai 15/16 anni, la Sila era la temuta meta obbligata dei picnic familiari.

Quelli, per intenderci, che iniziavano alle 5 del mattino “per prendere il posto migliore” e terminavano in serata, dopo noiosissime grigliate, giochi di società con i pestiferi cuginetti, pallonate e pisolini sotto agli alberi, sognando di essere al mare e dormire fino alle 14 dopo la nottata in discoteca.

Con la nascita di mio figlio e l’acquisto di un minuscolo bilocale in mezzo ai pini, in quel di Camigliatello Silano, perché volevamo dare al pargolo la possibilità di godere, oltre che dello iodio in riva ad un mare da bandiera blu, anche di un’aria classificata tra le più pulite al mondo, si è aperto un nuovo mondo.

Il risultato è stato che il figlio si è follemente innamorato di questo meraviglioso altopiano, secondo al mondo per estensione, a discapito del mare che ormai frequento solo io, nella speranza di ottenere un colorito meno “montagnoso”.

Anche se ormai vive stabilmente a Roma, ogni estate il “bimbo” viene a trascorrere qui parte delle sue ferie. Insieme a lui, ho riscoperto anch’io il piacere di questi luoghi ancora incontaminati, la bellezza dei panorami, l’incanto di un’alba sul lago e di un tramonto in quota. E ci si annoia solo se ci si vuole annoiare.

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Camigliatello Silano è il classico paesino di montagna. Casette basse, baite, villini residenziali, negozi di souvenir e di prodotti locali: dai salumi di suino nero alla carne di podolica; dal caciocavallo silano DOP alla patata IGP; dal fico dottato DOP ai grossi e carnosi porcini. Situato a 1300 metri di altitudine, ha una popolazione residente di 1000 abitanti scarsi, che si moltiplicano in maniera esponenziale durante le stagioni turistiche.

Di tutte le attività che si possono svolgere in questo minuscolo borgo, vi parlerò presto diffusamente. Per il momento, vorrei soffermarmi su un evento in particolare, che mi ha incuriosita in quanto basato su un piatto di cui avevo sentito vagamente parlare, ma che non conoscevo nei particolari: la cuccìa.

Da oggi, 26/8 al 30/8, ha luogo il “Cuccìa Fest“, ideato da Egidio Bevilacqua che, oltre ad organizzare eventi, è anche autore di molteplici libri sulla Calabria, e sulla Sila in particolare, oltre ad essere titolare della casa editrice “DEA”. Per saperne di più, QUI c’è una sua intervista.

La cuccìa, come Eugenio ci ha raccontato, è un piatto a base di grano cotto e pestato, che ci è stato regalato dagli Enotri ed in seguito trasformato dai Greci.

Sapevate che anche la napoletana pastiera deriva da qui? E’ una delle varianti dolci di questa preparazione, che in origine veniva arricchita con carne di capra, poi di maiale, ed anche di legumi, per un totale di tredici ingredienti, a ricordare la celebrazione di Santa Lucia, il 13 dicembre, giorno in cui veniva tradizionalmente preparata.

Nel corso dell’evento, saranno proposte sedici varianti di questa ricetta, da altrettanti paesi, anche esteri. Un evento imperdibile! E quindi anche noi, sempre sul pezzo, abbiamo preparato la nostra versione da “cookingshow”.

CESTINI DI CUCCìA ALLE VERDURE PICCANTI

  • caciocavallo silano DOP stagionato grattugiato
  • grano bollito in brodo di verdure
  • zucchine, melanzane, patate, carote, sedano, cipolla, cavolfiore, piselli o altre verdure a volontà, tagliate a cubetti piccoli e lessate in acqua salata
  • mezzo cucchiaino di olio di peperoncino piccante

Con il caciocavallo grattugiato preparate dei cestini (QUI trovate il procedimento)

Frullate una parte del grano con il brodo di cottura, fino ad ottenere una mousse morbida.

Aggiungete le verdure a pezzettini ed i chicchi di grano rimasti.

Farcite con la mousse i cestini e servite.

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Che ve ne pare? Moderna tradizione, per un buffet originale. Provate

Risate e Risotti, in TV con il contest che ti diverte.

Tra risate e risotti, onestamente, non è difficile scegliere: opto senza pensarci per le risate.

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Ma se puoi avere entrambi, perché non approfittarne? Con l’aggiunta di un passaggio televisivo che non fa di te una celebrità, ma non capita certo tutti i giorni.

Premessa: sono scarsamente competitiva. Con gli altri, intendo: con me stessa lo sono in maniera patologica, ma questo è un altro discorso.

Non mi interessa essere “più brava di”. Mi importa, e anche tanto, essere “più brava di ieri”. Per questo, in genere, non partecipo a contest e concorsi di vario tipo, specialmente quelli a base di “like” sulle foto o sulle ricette. Non mi va di spendere soldi per comprare i voti sui siti specializzati, o elemosinarli ad amici, parenti e pseudo conoscenti, per poi vincere qualcosa che so di non avere meritato. Mi sembra una auto-presa per quel posto là.

Oddio, se mi proponessero in premio un corso qualificato di cucina, o un viaggio alle Hawaii, potrei anche dimenticare gli scrupoli, eh, non voglio spacciarmi per virtuosa al 100%. Teniamoci sull’80, che va già bene.

In tutto questo, capita ogni tanto un contest che mi colpisce, vuoi perché mi attira il prodotto, la tipologia di ricetta, o il premio; vuoi perché sono in un momento di noia e decido di passarci il tempo; vuoi perché mi iscrivono i familiari a mia insaputa, fatto sta che sono arrivata alla finale di FoodRiceBlogger2015, organizzato da Risate e Risotti.

Ho partecipato perché mi ha colpito il titolo: mi piacciono molto sia le risate, che i risotti. E poi si svolgeva nella patria paterna, in provincia di Arezzo, per cui aveva tutte le carte in regola.

Avevo appena preparato questo risotto, così ho partecipato (detto tra noi: non l’hanno preso in considerazione).

Qualche tempo dopo, preparo un altro risottino particolare, e mio figlio (il mio grillo parlante) mi ricorda: “Ma quel contest sui risotti? Perché non mandi anche questo?”. Ok, lo invio. E mi porta in finale.

Quasi 200 ricette pervenute; una prima accurata e professionale selezione ne sceglie 21.

Un ulteriore (difficile, mi dicono) esame, riduce la scelta a 5 finalisti. Io sono tra quei 5.

Non me ne ero nemmeno accorta, non avevo letto il messaggio. Rispondo, con ritardo: “certo che vengo! Faccio ancora in tempo?” L’organizzatore, l’impeccabile, cordiale, disponibile Luca Puzzuoli, non solo accetta la mia partecipazione, ma mi trova anche il modo di arrivare a Lucignano, in provincia di Arezzo, che, per quanto sia un centro assolutamente delizioso come tutti i paesi della Valdichiana, è un tantino complicato da raggiungere.

Accoglienza calorosa da parte della famiglia Ambrosio, nel loro B&B Villa Elena. E che ve lo dico a fa? Guardate le foto, e se cercate un angolo di paradiso, andateci.

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L’incontro con i giudici: la brillante e simpaticissima responsabile eventi di Ristoworld e Ristonews Titti Dell’Erba; lo chef Baldassarre Fiorentino, direttamente da Positano (che mi ha spiegato, dopo la gara, i segreti del risotto, ma non ditelo a nessuno); il giornalista Federico Fioravanti; Maurizio Senese,  presidente di LT Multimedia, gruppo che comprende le TV Leonardo, Marcopolo (che ha ripreso e mandato in onda l’evento, presentato da Deneb Antuoni), Alice (la famosa tv di cucina e ricette), ecc.

I colleghi: il vincitore, del blog blog.alice.tv/nientedietadadomani/  Marco Domati.

E Sara Sguerri, di Pixelicious, Teresa De Masi di Scatti Golosi… che dire, è stato tutto assolutamente perfetto, dall’inizio alla fine.

Cucinare, ridere, scherzare, scambiarsi consigli ed aiuto, commenti e suggerimenti… tutto sembrava, fuorché un concorso.

E poi, la lussuosa cena nella bellissima piazza del Tribunale.

11264885_880480988701330_3178332684797538938_n (foto seguenti di Fabio Alessandrini)

Tavoli di salumi, formaggi e bruschette.

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La tartare di chianina, sale e olio con pesto di acciughe ed olive, ginger marinato e maionese di soia al salmone

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Risotto mantecato alle quaglie, grana e tartufo scorzone

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Gigli con zucchine ed i loro fiori con pancetta croccante e pecorino stagionato

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Guancia di cinta senese ai profumi dell’orto con fascetto di verdure e tortino di riso allo zafferano lucignanese

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Semifreddo al caffè in salsa di cioccolato amaro e briciole alle nocciole

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Se volete sapere qualcosa in più su questo magnifico borgo toscano, cliccando QUI trovate il video della trasmissione Weekend di Marcopolo TV dedicata a Lucignano… e con la partecipazione di EatParadeBlog!

Cosa ho preparato io per la finale, al ristorante il Goccino? ? La ricetta arriva, arriva…

Blogtour in Sila, dove il tempo è un’opinione

Quando sentii parlare per la prima volta di “blogtour” correva l’anno…

Si, insomma, era l’anno scorso, 2014. L’AIFB, di cui mi onoro di far parte, mi aveva selezionata per partecipare al blogtour della ditta Renzini, in Umbria. Un’esperienza assolutamente fantastica. Poter vedere da vicino le realtà gastronomiche dei territori è davvero entusiasmante, per chi ama il food e tutto ciò che vi sta dentro, dietro, sopra, sotto e durante.

A quel punto, complice in mio sviscerato amore per la mia Terra calabra, i miei due neuroni si incontrarono ed iniziarono a ruotare vorticosamente. “Anch’io organizzerò un blogtour!”

Ecco, sembrava facile. Credevo che un’idea così bella sarebbe stata accettata subito da chiunque.

Chiunque, proprio no. Dopo forse 300 telefonate e vagonate di Maalox, incontro Mario Grillo, creatore dell’evento “Fattorie Aperte in Sila”, che da dieci anni riunisce sempre più aziende ed agriturismi dell’altopiano silano, il quale trova entusiasmante la mia idea.

Bene, il più sembrava fatto. E invece no. Il Maalox andava ormai direttamente via flebo, notti e giorni erano un tutt’uno perché dormire era diventata un’opzione di qualcun altro, i biglietti aerei prenotati per tempo cambiavano continuamente orario, aeroporto, nominativo, destinazione. Vi risparmio l’agonia, ed arrivo al punto: il blog tour si è realizzato ed è stata un’esperienza magica.

Cliccando QUI  potete vedere alcune puntate del “videodiario”.

Cinque foodblogger dell’AIFB, tra cui una socia fondatrice; la vincitrice del contest per la rete “Fattorie Aperte ai FoodBloggers“; le registe e produttrici televisive Bianca e Sara Balsamo; i giovani tirocinanti dell’Associazione Chiros, tutti insieme in giro per la terra dove il tempo è un’opinione.

Dove, se non riesci a far tutto, la gente dice: “dove arriviamo, piantiamo la croce”.

Dove, se qualcosa va storto, ti consigliano: “non te la prendere, vivi leggero”

Dove, se ritardi, ti perdonano: “tanto abbiamo tempo”

Dove scopri che è più facile rinunciare a prendere un aereo, che ad ascoltare il canto degli uccellini tra “I giganti della Sila”.

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Marina Bogdanovic : Mademoiselle Marina” romana. Molto demoiselle anche in jeans e chioma rossa scarruffata, la Meryl Streep di casa nostra, nonostante un marito calabrese, non conosceva la Sila. Come socia fondatrice dell’AIFB, fa la capogruppo per ruolo e la chioccia per indole. Le foto più belle, devo dirlo, sono le sue. Ha colto in pieno le atmosfere fatate dei luoghi che ha visto ed è stata meritatamente incoronata con le splendide creazioni del cavaliere Spadafora.

Bogdanovic

Mariangela D’Amico, “A little place to rest“, infiltrata da Macerata all’ultimo momento per la débâcle di un’altra blogger, si rende conto subito di quanto è stata fortunata. Osserva, scrive, fotografa, condivide, chiede ed ammira: impasta con foga, frigge con impegno, sgrana gli occhi e si stupisce davanti a tutto: una gioia guardarla. Soprattutto mentre mangia bucce di patata fritte alla Tenuta di Torre Garga come se non ci fosse un domani.

D'Amico

Marika Iaccarino, “Maky in cucina“. La ‘cugina’ campana all’inizio si preoccupa per i familiari, che senza di lei e i suoi manicaretti, saranno senz’altro destinati al digiuno. La preoccupazione dura poco e di certo non toglie l’appetito: la cucina calabrese della griglieria Vallefiore è irresistibile e loro… béh, mangeranno al rientro di Marika, con la valigia carica di delizie.

Iaccarino

Silvia Lanconelli, del blog “Moglie da una vita” è arrivata dalla Romagna. Da provetta sfoglina si è ritrovata ad impastare “alla calabrese” ed ha anche scoperto che le sue amate corse sono ancora più belle sotto i pini loricati, e William, l’eclettico direttore dell’Hotel Tasso che ha generosamente e piacevolmente ospitato l’intera truppa, è un ciclista provetto e la porta a vedere il lago Cecita con una pedalata di 11 km.

Lanconelli

Maria Grazia Montaldista, di “Un tavolo per quattro” avrebbe potuto quasi annoiarsi. In fondo lei è cosentina, conosce già questi posti, conosce le ricette. O almeno, così credeva. Improvvisamente scopre “Le delizie di Marianna” i cullurielli rivoluzionari di Rosaria dell’ Antica Pietra e si ritrova a formare caciocavalli e preparare ricotte fresche alla fattoria Biò. Alla fine, è, forse, la più contenta, perché sa che in questo Paradiso, lei, ci vive.

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Caterina Pili, del blog “Semplicemente Light“, torinese insonne e dalla vocina fioca fioca, ha deciso che in Calabria di light c’è ben poco, ma si dorme come ghiri e a parlare con i cani ed a chiamare i maiali neri della “Cascina del Fiume” torna pure la voce. E che la pecora, a volte, può essere femmina e che una collana di scamorze può essere spacciata per bijouterie, al check-in, se in borsa non sta più nulla.

Pili

Bianca e Sara, con i loro “Capricci in casa Balsamo“, hanno puntato sull’innovazione di #casaBalsamocountry, con le spettacolari riprese del cameraman Piero Filice e l’abile montaggio di Stefano Citrigno.

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E’ di tutte, invece lo stupore: quello di chi si aspettava chiusura, introversione, magari arretratezza. C’è chi si è sentito dire: “vai in Calabria? E quanto dovremo pagare per riaverti?” e chi si è sentito chiedere “ma Internet ce l’avranno?”.

Sorpresa: Internet c’è. Anche se, tra i boschi a 1.200 mt., confesso, non prende proprio alla grande.

Altra sorpresa: ve le abbiamo restituite gratis, anche se un po’ ingrassate.

E, ne sono certa, con un pizzico di nostalgia per una Terra meravigliosa, abitata da gente cordiale e generosa, spontanea e genuina. Intelligente e colta.

Una Terra di verde e di blu, di mare e di monte, di colline e di laghi.

Di un’alba che resterà negli occhi e di un’accoglienza che resterà nel cuore.

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(La foto dell’alba è di Mariangela D’Amico) 

E non finisce qui…

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Pan di ramerino all’uvetta – viaggio in corriera

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Ma il pan di ramerino cosa c’entra con me, nata e cresciuta in Calabria?

Da bambina trascorrevo lunghi periodi a Firenze, città di origine di mio padre, con i miei nonni.

Ogni tanto si andava in gita a trovare un loro parente, che risiedeva a Cecina e aveva due figlie più o meno della mia età. Vivevano in un casale di campagna e noi bimbe trascorrevamo il tempo arrampicandoci sugli alberi ed immaginando che ogni ramo fosse un cavallo, perché tutte e tre avevamo una grande passione per questi superbi animali.
Ogni ramo aveva quindi un nome, veniva curato, accarezzato, strigliato ed incitato a lunghe cavalcate su spiagge bianche, o spronato a vincere immaginarie gare di salto ad ostacoli sempre più alti.

Ovviamente io, che ero la più piccola, non vincevo mai. Però mi divertivo ugualmente e ci sarei andata sempre molto volentieri, se non fosse stato per il viaggio.
Stiamo parlando degli anni tra fine ’60 ed inizi ’70. Immaginate il percorso in treno da Firenze a Pisa cosa doveva essere… ma ancora lo sopportavo.

Poi, però, si prendeva la corriera per Cecina.
Arrivati all’incirca all’altezza di Rosignano, la mia pazienza di bambina aveva ormai abbondantemente valicato il limiti, ed iniziavo ad incapricciarmi alquanto. A quel punto mio nonno, approfittando della sosta, scendeva a prendermi una fetta di focaccia all’olio, oppure, quando lo trovava, un pan di ramerino all’uvetta.

Non si trovava sempre, il pan di ramerino, in quanto legato alla tradizione del giovedì santo. Però era talmente buono e apprezzato che veniva prodotto anche in altri periodi.

Ricordo perfettamente l’aroma che si sprigionava appena aprivo il panino , la maniacale precisione con cui selezionavo religiosamente ogni chicco di uvetta e lo mettevo da parte, la gioia che mi dava annusare ogni singolo boccone prima di assaporarlo ed il leggero gusto pungente che mi rimaneva in gola e che ammortizzavo con i chicchi di uvetta tenuti da parte.

Oggi ho voluto replicare quella ricetta. Purtroppo, mancano tanti particolari importanti, e rivivere appieno quei momenti è impossibile.

Però, chiudendo gli occhi e mordendo un panino, risento per un attimo il pizzicorino in gola, e non so dire se è il rosmarino, o la commozione del ricordo.

Ingredienti:

• 25 gr. (un cubetto) di lievito di birra fresco;
• 320 gr. di farina 00:
• 40 gr. di strutto;
• 40 ml. di olio di semi;
• Un uovo medio sbattuto:
• Qualche rametto di rosmarino;
• Mezzo cucchiaino di sale;
• Un cucchiaino di zucchero;
• Una manciata di uvetta sultanina ammollata in acqua tiepida e ben strizzata;

Soffriggete il rosmarino nell’olio, poi lasciatelo raffreddare e filtratelo.
Fate ammorbidire lo strutto lavorandolo con la forchetta.
Sciogliete il lievito con lo zucchero in poca acqua tiepida ed impastatelo con la farina e lo strutto.
Unite l’uovo sbattuto con il sale.
Aggiungete per ultimo l’olio.
Unite all’impasto l’uvetta e formate 5/6 panini.
Lasciateli lievitare coperti da uno strofinaccio, fino al raddoppio.
Infornateli a 170° per 15/20 minuti.

Trovate il pan di ramerino, insieme a tante altre ricette, curiosità e notizie, anche sulla pagina Facebook: EatParadeBlog

Renzini e il tour “Vedi il Sapore”

Renzini, Alta Norcineria

già il nome basta a far capire di cosa si tratta. Le immagini sono ancora più esplicite. Parliamo di gusto, di gusto da vedere… sembra strano? Noi il gusto l’abbiamo “visto” in questi giorni, grazie al tour negli stabilimenti dell’azienda http://www.renzini.it

Un’accoglienza sbalorditiva, un trattamento principesco, una cordialità rara. Le stesse che riservano ai loro clienti, nei punti vendita e nel nuovissimo punto di ristoro di Montecastelli.

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E poi, durante le visite agli stabilimenti, io ed i colleghi dei blog La Masca in Cucina e Un Cuoco d’aMare, abbiamo constatato la cura e l’amore che tutti mettono nel loro lavoro, curando uno ad uno ogni prodotto, che viene lavorato a mano, rispettando rigorosamente le tradizioni.

Già al momento dell’arrivo presso il loro spaccio e punto di ristoro, siamo stati accolti da un buffet di benvenuto ricco di colori e profumi inebrianti, per passare poi al pranzo, con i piatti unici e raffinati del loro chef.

Il pomeriggio è trascorso con la visita allo stabilimento dei cotti, dove abbiamo potuto assistere alla preparazione di prosciutto, mortadella, porchetta, guidati da un pazientissimo responsabile che ci dato tutte le possibili informazioni ed ha risposto, con pazienza e competenza, a tutte le nostre domande; e vi assicuro che ne abbiamo fatte tante!

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Dalla porchetta, cotta per 10 ore nei forni, al Brace Norcino, rosolato dopo una prima cottura sottovuoto, abbiamo guardato, annusato e… salivato fino a sera, quando abbiamo finalmente dato soddisfazione alle voglie alimentari, con i magnifici taglieri di prodotti Renzini, accompagnati dai vini della cantina Albea di Alberobello, anch’essa di proprietà della famiglia e la conseguente cena, che si commenta da sé: date un’occhiata al menu!

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Poi, stanchi, ma soddisfatti, sistemazione nel lussuoso Borgo Palace Hotel

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Un’esperienza davvero fantastica, e questo è solo l’inizio…

Stay tuned! I

Pastiera alla crema

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La pastiera alla crema è una variante della classica pastiera, abbastanza comune tra coloro che non amano, come me, sentire troppo il gusto della ricotta.

Certo, prepararla adesso vuol dire doverla rifare almeno altre quattro volta, prima di Pasqua… piace talmente tanto che sparisce subito ed è molto richiesta anche da amici e parenti. Tanto vale portarsi avanti con il lavoro! Provate anche voi la pastiera alla crema, questa è la ricetta: Continua a leggere “Pastiera alla crema”

Cuculo o cuzzupa di Pasqua

Il cuculo, o cuzzupa, è un impasto brioscioso, ottimo per la prima colazione.

Il cuculo, tipicamente cosentino, ha una forma allungata ed intrecciata, a ricordare vagamente il pesce, simbolo di Gesù, mentre la cuzzupa (chiamata anche cuddura) è rotonda.

Sono dolci meridionali del periodo pasquale. La caratteristica è l’uovo inserito nella brioche, che ha funzione decorativa ed augurale. Tradizionalmente, le ragazze lo preparavano a forma di cuore per il loro fidanzati.

Ingredienti:

  • 1/2 kg. di farina,
  • 2 uova + 1 tuorlo,
  • 100 gr. di strutto (oppure olio di oliva o burro fuso)
  • 200 gr. di zucchero,
  • 1 bustina di lievito,
  • un po’ di latte,
  • una stecca di vaniglia,
  • uova per decorazione.

Scaldare il latte con la stecca di vaniglia e lasciare raffreddare.

Montare le uova con lo zucchero, unire lo strutto e la farina setacciata con il lievito.

Aggiungere poco per volta il latte, fino ad ottenere un impasto sodo ed elastico.

Formare un rotolo, piegarlo a metà, inserire delicatamente nella piegatura un uovo ed intrecciare i due “cordoni”. Oppure formare una ciambella ed inserire 1 o 2 uova sulla superficie.

Cuocere a 180° per 40/50 minuti, finché assume un colore ben dorato.

Si può spolverare con zucchero a velo o decorare con glassa e granelli colorati.

Non contenendo ingredienti o aromi particolari, e trattandosi di un dolce piuttosto compatto, il cuculo o cuzzupa è adatto ad essere inzuppato nel caffelatte o nel the, o spalmato con confetture o crema di nocciole.

Personalmente, per una questione di igiene, lavo l’uovo con acqua e bicarbonato e lo faccio bollire per cinque minuti prima di inserirlo nell’impasto. L’uovo non verrà, ovviamente, mangiato, e cuocerà anche in forno, tuttavia io preferisco una precauzione in più, per mia tranquillità.

Se invece volete mangiare l’uovo, in quanto beneaugurante, NON lavatelo: il guscio è poroso e le impurità presenti sulla superficie potrebbero penetrare all’interno. Limitatevi a passarvi una pezzuola o un pezzo di carta da cucina appena inumidito. La cottura provvederà all’igienizzazione.

Da EatParade con gusto

Mostaccioli calabresi al miele

Durissimi biscotti “spaccadenti”, ma straordinariamente buoni, i mostaccioli calabresi al miele si preparano, tradizionalmente, per San Giuseppe, che è una ricorrenza molto sentita in Calabria.

In questo periodo si svolgono ovunque fiere e mercati, e i mostaccioli calabresi si trovano in vendita sui banchetti appositi, e sono di svariate forme, principalmente pesci e figure femminili, decorate con pezzettini di carta metallizzata colorata.

  • La preparazione è semplicissima: bastano tre soli ingredienti: pari peso di farina 00 e miele, e liquore all’anice per diluire.
  • Indicativamente, per 200 gr. di farina ed altrettanti di miele, ci vogliono due cucchiai di liquore per ottenere un impasto consistente e compatto, ma lavorabile.

Si stende l’impasto allo spessore di un centimetro circa, e si ritaglia a piacere.

Si adagiano i mostaccioli calabresi su una placca da forno imburrata o su un foglio di silicone, e si infornano a 160° per 30 minuti.

Si lasciano raffreddare bene, poi si conservano in una scatola di latta.

Conviene attendere qualche giorno prima di consumarli, per dare all’impasto il tempo di ammorbidirsi.

Trovate i mostaccioli calabresi ed altre ricette, notizie, eventi,  anche sulla mia pagina  FB