Yogurt flatbread per il Club del 27

Lo yogurt flatbread, ovvero la focaccia allo yogurt, è un valido sostituto del pane.

E’ soffice e leggero, facile da preparare e si può insaporire con spezie ed erbe aromatiche.

La ricetta è tratta dal libro “The weekday vegetarians” di Jenny Rosenstrach ed è stata realizzata Continua a leggere “Yogurt flatbread per il Club del 27”

Dita mozzate, l’horrorburger di Halloween

Avevo 14 anni quando andai a vedere “L’esorcista” con la mia amica del cuore, Sofia, e suo fratello Francesco, un poco più grande di noi, che ci prese in giro per tutta la durata del film.

Ci tappavamo gli occhi, lanciavamo gridolini, ci abbracciavamo per farci coraggio, e lui a ripeterci: “Fifone, bamboccione, vergognatevi!”.

La sera rimasi a dormire da lei, sapevamo che sarebbe stata una nottataccia. Ad un certo punto Sofia non resistette e chiamò la mamma “Mamma, ho paura, non riesco a dormire, posso venire nel tuo letto?” La risposta fu: “No, c’è già Francesco”.

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Pane rustico colorato con un tocco di magia

Pane rustico colorato

Io odio gli avanzi. Non sopporto l’idea di buttare via il cibo, di qualunque origine e specie.

Così ho sempre cercato di riciclare il più possibile, soprattutto gli scarti di frutta e verdura, che sono sempre i più “corposi”.

Gambi, torsoli, bucce, semi, noccioli; tutto riutilizzato per fare confetture, liquori, minestroni.

Il problema è sempre stato la conservazione: avevo due congelatori stracolmi di residui. Quando il Doc mi chiese il permesso di buttare via un tronco di cavolfiore per fare posto al gelato, compresi che dovevo trovare una soluzione.

Così comprai un essiccatore e la mia vita (e quella del Doc) cambiarono notevolmente in meglio.

Io riempii la dispensa di vasetti in vetro con polverine di tutti i colori e lui riempì i congelatori di gelato. Felici entrambi.

Una delle prime preparazioni con le polverine magiche fu questo pane colorato, che vi propongo nella giornata che il Calendario del Cibo Italiano dedica al pane.

Pane rustico colorato

  • 180 g di farina 00
  • 150 g di farina 0
  • 100 g di farina Manitoba
  • 70 g di farina di farro
  • 330 ml di acqua a temperatura ambiente
  • 7 g di lievito di birra in granuli
  • 10 g di sale
  • Un cucchiaino di malto d’orzo
  • 15 g di polvere di pomodoro e peperoni rossi *
  • 15 g di polvere di peperoni gialli e zafferano *
  • 15 g di polvere di peperoni verdi e bucce di piselli *

Sciogliete il lievito in poca acqua e mescolare bene. Lasciate riposare fino a quando inizia a schiumare.

Setacciate le farine e iniziate ad impastare, a mano o con l’impastatrice, aggiungendo il lievito sciolto e poco alla volta la restante acqua.

Unite il malto d’orzo ed il sale.

Dividete l’impasto in tre ed aggiungete ad ognuno una polvere colorante diversa.

Terminate di impastare e formate tre palle che metterete in scodelle leggermente unte, coperte con uno strofinaccio.

Lasciate lievitare fino al raddoppio in luogo asciutto e protetto.

Stendete i tre impasti in forma più o meno rettangolare e sovrapponeteli, poi arrotolate il tutto e sistematelo in uno stampo rettangolare da plumcake.

Lasciate nuovamente lievitare il pane rustico per un’ora nel forno con la luce interna accesa, poi cuocete a 200°C per dieci minuti. Abbassate la temperatura a 190°C e lasciate cuocere per altri 50 minuti.

Pane rustico colorato

*Le polveri si ottengono dall’essicazione degli scarti dei prodotti. Se non si possiede un essiccatore si può fare anche in forno, tenendo la temperatura al minimo e lo sportello socchiuso, oppure in microonde a temperatura bassa e a brevi intervalli di pochi secondi. Poi si lascia raffreddare e si trita con un normale macinacaffè.

La polvere ottenuta, passata in un setaccio a maglia fine, è un ottimo colorante naturale.

Pane rustico realizzato per la rubrica “Avanzi tutta” di MTChallenge

Crostata salata di albumi e pecorino crotonese DOP

Crostata salata di albumi

L’ho già detto che preferisco il salato al dolce? Si, credo di averlo ripetuto fino allo sfinimento.

E quindi anche le mie crostate preferite non sono dolci, ma salate.

Proprio come questa crostata salata di albumi. Nata, come la maggior parte delle torte salate, dal riciclo di avanzi della dispensa.

Se poi in dispensa ci sono prodotti genuini e locali, meglio ancora.

CROSTATA SALATA DI ALBUMI E PECORINO CROTONESE DOP

Ingredienti:

2 albumi (70 g circa)

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Treccia brioche con lievito madre ripiena di crema alla nocciola

Treccia brioche dolce

A 7 anni andai a vivere nell’appartamento dove ho abitato fino al matrimonio. Al piano di sopra viveva quella che da allora è la mia amica del cuore, la sorella che non ho, la certezza dell’affetto assoluto ed indiscusso.

Sofia ha un fratello, Francesco, di poco più grande di noi, che studiava la chitarra e tentò di insegnarmi a strimpellare. Arrivai ad intonare, su una corda sola, “Storia di due innamorati” di Albano e Romina e “Samba pa ti”, che mi faceva sentire tanto Carlotta Santanna. Continua a leggere “Treccia brioche con lievito madre ripiena di crema alla nocciola”

Grupariata: la focaccia che non ti aspetti e la storia dei due colombi

Grupariata

La grupariata è una focaccia tipica del paese di Luzzi, nella presila cosentina.

La parola “grupariata” vuol dire “bucherellata”, riferito ai fori che si creano quando viene condita.

La sua origine è legata ad una leggenda tenera e commovente e la sua preparazione, sebbene molto semplice, è fuori dall’ordinario.

Prevede, infatti, un impasto a base di farina e polpa di pomodoro. Ecco la storia della sua origine (QUI il video).

“Franceschina era nata e cresciuta a Luzzi. Era sposata da anni con Peppino ed erano due brave persone, si volevano bene. Il loro unico cruccio era di non avere avuto figli. La donna trascinava le gambe verso il convento, in cerca di legna, come faceva ogni giorno. E come ogni giorno, pregava la Madonna affinché le facesse dono di quella maternità che fino a quel momento le era stata negata. Da lontano, udì voci concitate e vide le suore accalcate davanti al portone. Appena la videro la chiamarono e le dissero subito: “Franceschì, proprio tu ci volevi! Guarda cosa abbiamo trovato davanti al portone, te ne vuoi prendere cura?” e le porsero un cesto, dove si agitava qualcosa.

Franceschina pensò subito “come sono fortunata! Ci sarà magari una gallina, o addirittura un coniglio! E se fosse un capretto? Grazie, madre di Dio, che dono meraviglioso”. Ma la Madonna aveva pensato in grande. Dentro la cesta vi era la più bella bambina che si fosse mai vista. La pelle candida, gli occhi azzurri come il cielo, una boccuccia di corallo e i capelli a boccoli color del grano. Minuscola e docile, non piangeva, muoveva le manine e sorrideva. 

Franceschina e suo marito Peppino allevarono la piccola, che chiamarono “Donata” perché era un dono del cielo, con amore, ma anche con tanta gelosia. Per la sua candida bellezza era soprannominata “Palummella”, colomba. Non poteva uscire se non per andare a Messa, con il volto coperto da un velo e restava sola in casa per pochi momenti, quando la madre si recava nell’orto a far provviste. 

Ciononostante, da sotto il velo incontrò lo sguardo del figlio dei signori del paese. Un colpo di vento scostò per un attimo la cortina ed anche lui vide la bellezza incantevole della fanciulla e ne restò ammaliato.

Ma anche Franceschina e Peppino percepirono qualcosa ed ebbero paura. Si mormorava, infatti, che Donata provenisse proprio dal castello dei signori, figlia indesiderata ed illegittima di qualcuno che non voleva far conoscere i suoi amori illeciti; e se fossero stati parenti, o addirittura fratelli? Così furono ancora più attenti e repressivi di prima.

Ma l’amore non conosce cancelli, né catene. Il giovane pagò una magara affinché gli preparasse un filtro che lo trasformasse in un colombo, e sotto quelle spoglie andava a trovare la sua Palummella quando Franceschina era nell’orto.

Un giorno Franceschina tornò a casa prima del solito, le si era rotto lo zoccolo ed era carica di pomodori freschi. Entrò ed ebbe appena il tempo di vedere un colombo volare via dalla stanza e Donata rossa e affannata che le si parava davanti facendola inciampare. I pomodori maturi caddero nella grande ciotola piena di farina, pronta per diventare pane e Donata per scusarsi disse che il colombo entrato da balcone l’aveva spaventata. Per rimediare, impastò la farina con i pomodori e ne ricavò una focaccia che fece cuocere come un pane.

Il padre apprezzò la nuova preparazione, ma quando seppe dell’accaduto imbracciò lo schioppo ed uscì di casa. Appena vide il colombo avvicinarsi, gli sparò, per punirlo di avere spaventato la sua figliola adorata. Il colombo, morente, cadde sul balcone. Donata corse fuori gridando disperata, lo raccolse tra le mani e si gettò nel vuoto con lui. Da allora a Luzzi si prepara questa focaccia, rossa come l’amore, come la passione, come il sangue versato dai due colombi”

La grupariata

  • 600 g di farina tipo 1
  • 150 g di semola rimacinata di grano duro
  • 15 g di lievito di birra
  • 500 g di pomodori pelati
  • 10 g di sale
  • 40 g di olio extra vergine di oliva
  • 200/300 ml di acqua
  • 2 spicchi di aglio
  • peperoncino in polvere (più o meno piccante, a scelta)
  • 3/4 pomodori freschi sodi
  • una decina di alici dissalate
  • origano

Sciogliere il lievito di birra in 50 ml di acqua a temperatura ambiente.

Tagliuzzare grossolanamente i pomodori pelati.

Tritare finemente l’aglio.

Impastare il tutto con la farina, unendo anche l’olio e il sale.

Aggiungere acqua, se necessario, fino ad ottenere un impasto morbido, come quello della pizza.

Lasciare lievitare fino al raddoppio, poi stendere nella teglia ben unta e lasciare lievitare nuovamente per un’ora circa.

Spezzettare le alici e premerle qua e là sull’impasto per farle entrare bene, poi distribuire i pomodori affettati sottilmente e spolverare con l’origano.

Infornare a 180 °C per 40 minuti circa, prolungando la cottura, se necessario, coprendo la focaccia con un foglio d’alluminio.

Per avere una grupariata più morbida, sostituire la semola con 130 g di farina Manitoba e 20 g di fiocchi di patate per puré.

Il lievito di birra può essere sostituito con 200 g di lievito madre. In questo caso occorrerà meno acqua e si allungheranno i tempi di lievitazione.

U pani i maju, il pane calabrese ai fiori di sambuco

Ah, la meravigliosa fioritura del sambuco! Ogni anno aspetto questo periodo per iniziare la raccolta dei fiori, piccoli e bianchi, che serviranno per preparare sciroppi e infusi.

Più avanti sarà il turno delle bacche, per confetture e liquori.

Attenzione, però: è facile confonderlo con il suo cugino cattivo, amaro e tossico. QUI trovate tutte le informazioni utili.

sciroppo frizzante

Con i fiori di sambuco si preparano anche dolci squisiti, come il pan de’ mej, di cui si parla oggi sul Calendario del Cibo Italiano.

In Calabria i fiori di sambuco sono invece utilizzati, in particolare nel lametino, per “u pani i maju“, uno strepitoso pane che spesso viene arricchito da olive, pomodori secchi, peperoncino, o dagli scarafogli, che sono i residui della bollitura del grasso di maiale, conosciuti anche come ciccioli in altre zone.

U pani i maju

  • 300 g di semola rimacinata di grano duro
  • 200 g di farina Manitoba
  • 350 ml di acqua
  • 5 g di lievito di birra
  • 10 g di sale
  • 20 g di olio
  • 30 g di fiori di sambuco sciacquati e lasciati asciugare una notte.
  • 50 g di olive verdi 
  • 50 g di pomodori secchi
  • un pizzico di peperoncino in polvere

Sciogliete il lievito in 100 ml di acqua a temperatura ambiente nella ciotola della planetaria, poi aggiungete alternativamente la farina e la restante acqua, con il motore dell’impastatrice al minimo.

In ultimo unite il sale e l’olio.

Coprire con pellicola e lasciate riposare per 12/15 ore in frigo.

Spargete della semola sulla spianatoia e versatevi l’impasto, che sarà piuttosto molle.

Date qualche giro di pieghe e pirlate, ricomponendolo a pagnottella, poi depositatelo in una ciotola leggermente unta e lasciate riposare coperto da pellicola a temperatura ambiente, fino al raddoppio.

Stendetelo sulla spianatoia a rettangolo e cospargetelo con i fiori di sambuco mescolati al peperoncino, poi distribuite le olive e i pomodori a pezzettini.

Arrotolate e rimettete a lievitare sulla teglia coperta di carta forno, o su uno stampo come QUESTO.

Dopo un paio d’ore portare il forno a 200 °C ed infornate u pani i maju. Dopo dieci minuti abbassate la temperatura a 180 °C e proseguire la cottura per 40/45 minuti.