La colatura di alici di Cetara: in tour con il Calendario

La colatura di alici di Cetara, confesso, la conoscevo in maniera molto superficiale.

Me ne era stata regalata una bottiglina e l’ho usata così, a sentimento e con poca convinzione, in un paio di occasioni. Mi aveva lasciata abbastanza indifferente, così l’ho allegramente ignorata.

Poi è arrivata l’occasione di conoscerla meglio, grazie al blogtour organizzato dal Calendario del Cibo Italiano in occasione della festa della colatura di alici che si tiene ogni anno a Cetara, in occasione della spillatura del terzigno. Continua a leggere “La colatura di alici di Cetara: in tour con il Calendario”

Spaghetti alle alici di menaica di Antonio Vassallo, cuore cilentano

Spaghetti alle alici di menaica

Un pescatore, nient’altro che un pescatore del Cilento. Capelli schiariti dal sole, la pelle scura ed arsa, le mani callose. Quante corde, quante reti scivolate tra quelle dita. Un  reverente timore ed un grande amore per il mare, che ai pescatori dà la vita, ma che in un attimo può toglierla, se non lo si rispetta. Uno smisurato attaccamento alla sua terra, che nel suo immaginario doveva essere pura, pulita, incontaminata.  Questo incontenibile desiderio lo aveva portato ad affacciarsi in politica e a diventare Sindaco di Pollica.

Tra pochi giorni RaiUno manderà in onda la miniserie “Il sindaco pescatore”, ispirata alla storia di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica barbaramente assassinato in un agguato di cui non si conoscono, ufficialmente, autori e mandanti, ma di cui tutti conoscono perfettamente l’origine e le motivazioni.

Il 5 settembre del 2010, Angelo Vassallo rientrava a casa dalla sua famiglia, la moglie e i due figli, Giusy e Antonio.  Era ancora nell’auto quando ben nove colpi di pistola lo colpirono ed uccisero.

Il dolore si sparse nel paese come un’onda d’urto: dalle grida dei familiari scesi in strada all’ultima abitazione del circondario, fu una lacrima sola. Angelo era amato da tutti. Era al suo quarto mandato da Sindaco: aveva fatto conoscere Pollica ed in particolare la frazione di Acciaroli a tutto il mondo. Raccontando la storia, o leggenda, di come Hemingway avesse soggiornato per lunghi anni in quei luoghi, per nascondere al mondo se stesso e la sua amante; rivelando come Ancel Kies, il primo sostenitore della dieta mediterranea, avesse ricavato la sua teoria durante il lungo soggiorno a Pioppi, altra frazione del comune di Pollica; emanando ordinanze che prevedevano severe sanzioni per chi gettava a terra mozziconi di sigarette; regalando al suo amato mare bandiere blu e riconoscimenti; aumentando le aree verdi e uniformando lo stile delle costruzioni. Acciaroli era diventato un luogo da favola: i 700 residenti abituali diventavano migliaia durante la stagione estiva, ma ancora non bastava. Angelo voleva pulizia su tutti i fronti e la sera andava in giro nei locali pubblici per individuare e mandare via gli spacciatori di droga, che erano la piaga da lui combattuta più ferocemente. Quella che, probabilmente, lo uccise.

E’ di pochi giorni fa la notizia che all’unico indagato dell’omicidio, ne siano stati aggiunti altri tre. Sarà l’effetto del telefilm in programmazione, sarà il bellissimo libro da cui è tratto, “Il sindaco pescatore” scritto da Dario Vassallo, il fratello di Angelo, sarà il contributo della fondazione che porta il suo nome, fatto sta che si è ricominciato a parlare dell’argomento e le istituzioni rispondono. Cosa che non fecero quando il sindaco pescatore chiese aiuto, come disse il figlio Antonio in occasione della consegna del premio Cavour: “Ci stanno lettere, del 2007, dove mio padre diceva “Ho bisogno di aiuto. Datemi una mano”. Ha scritto a  Procura, carabinieri, prefetto, questura, provincia e regione. Le lettere ancora stanno là”. Nella stessa occasione, Antonio disse,: “la morte più brutta sarà quando mio padre verrà dimenticato”. Sta a noi ricordare.

Qualche mese fa, in occasione di un blogtour organizzato dall’Associazione Italiana Food Blogger, ho avuto occasione di incontrare Antonio Vassallo. Confesso che, all’epoca, non conoscevo ancora la storia del padre, ma mi colpì lo stesso l’attaccamento di Antonio alla sua terra. Gli feci diverse domande in merito e queste sono le sue risposte:

“- Iniziamo dalla domanda più banale, ma che più incuriosisce: il tuo ristorante si chiama “Il rosso e il mare”. Da cosa deriva questo nome? Sappiamo che esiste una storia/leggenda: vuoi raccontarcela?

 Ad Acciaroli esiste una legenda che per alcuni è verità e per altri no; io faccio parte di quelli che ci credono.

Erano gli anni 50 quando arrivò un turista non molto socievole con tutti se non con i pescatori del posto e in particolare con un certo Antonio, (detto ù vecchio per via dei suoi capelli bianchi che aveva già da giovane) che era uno dei pescatori più bravi. Quel turista era Ernest Hemingway e a confermarlo è stato anche zio Achille (un altro vecchio pescatore) che lo ha conosciuto e che insieme ad altri ha confermato che era il famoso scrittore che cercava di stare in disparte e non voleva farsi  riconoscere. Noi crediamo che lo straordinario romanzo “Il vecchio e il mare” sia stato scritto dopo la permanenza ad Acciaroli e che lui si sia ispirato al vecchio pescatore Antonio e non al pescatore cubano. Questo serviva solo a nascondere la sua permanenza con la sua amante.

Il nostro ristorante si chiama “Il rosso e il mare”, simile al nome del romanzo. Al posto del vecchio c’è “il rosso” che sarei io. “Il rosso” è il mio soprannome per via del colore dei miei capelli.

– Tu sei molto giovane: cosa ti ha spinto a restare nella tua terra invece di andare, come tanti, a cercare altre opportunità altrove? 

L’idea del ristorante fu proposta a me e mia sorella da mio padre  e il motivo che più ci ha spinto e incoraggiato a poter fare un lavoro così difficile, è stato proprio il legame per la nostra  terra e per il nostro paese che poi è lo stesso motivo per cui preferirei non lasciarlo.  

– Acciaroli ha circa 700 residenti, che nella stagione estiva diventano anche 20.000. Cosa si può fare, secondo te, per valorizzare questa località anche nel resto dell’anno? 

Acciaroli è un paese straordinario, ma ha bisogno anche di altro per poter far allungare il periodo lavorativo. Penso ad attrattori come per esempio l’organizzazione di eventi legati alla nostra alimentazione di cui oggi parla tutto il mondo, ma solo pochi sanno che la dieta mediterranea è nata nella frazione di Pioppi che è il paese in cui molti anni ha soggiornato Angel Keis e ha scoperto che grazie a questa alimentazione si favorisce la longevità. Altro potrebbe essere far funzionare gli aliscafi e l’aeroporto di Pontecagnano in modo da lavorare con turisti stranieri che non vanno in vacanza solo a luglio e agosto.  

– La tua cucina è fatta di piatti tradizionali e locali presentati in maniera elegante e raffinata. Quali sono i prodotti che secondo te meglio rappresentano questa zona? E quali non sono ancora abbastanza conosciuti? 

I prodotti che meglio rappresentano il mio territorio sono quelli preparati con metodi tradizionali tramandati nel tempo e che con passione si cerca di valorizzare perché eccezionali. Tra questi ci sono i presidi slow food. Solo nel comune di Pollica, che è un comune di 2500 abitanti, ce ne sono tre, che sono: le alici di menaica, le olive ammaccate e il cacioricotta di capra, che grazie al lavoro di slow food oggi sono abbastanza conosciuti e apprezzati. Non sono altrettanto conosciuti ma sono altrettanto eccellenti l’olio extravergine d’oliva, il tonno sott’olio, il fico bianco e molti altri che meritano di essere diffusi e pubblicizzati.

– Consiglieresti ad altri giovani di seguire il tuo percorso? 

Mi sento di consigliare a tutti i giovani che amano il proprio paese di rimanerci e portare avanti i propri progetti. Ad Acciaroli non esiste ricchezza ma neanche povertà e si vive bene fin quando i giovani faranno la propria parte per poterlo rendere sempre più bello. ”

 

Alla fine dell’intervista, e dopo aver degustato gli squisiti piatti proposti nel menu, scopro che anche Antonio è un pescatore, sebbene un po’ particolare: lui pesca le alici di menaica. Quando me ne ha parlato, nella mia beata ignoranza, credevo che “menaica” fosse la località di provenienza. Antonio mi ha invece spiegato che la “menaica” è un tipo particolare di rete a magli calibrate in modo tale da trattenere le alici oltre una certa misura, lasciando sfuggire quelle troppo piccole, secondo un’antica tecnica che deriva dall’antica Grecia.

E questa è la ricetta che ha voluto generosamente regalarci:

SPAGHETTI ALLE ALICI DI MENAICA

Ingredienti per quattro persone

  • 400 g di spaghetti
  • 150 g di alici di menaica a filetti
  • 300 g di pomodorini del Vesuvio (piennolo)
  • 130 g di olio extravergine d’oliva
  • 1 spicchio d’ aglio
  • 20 g di prezzemolo tritato
  • Un pizzico di origano
  • Una decina di capperi dissalati
  • Olive snocciolate

Procedimento

Mentre cuocete la pasta in abbondante acqua poco salata, imbiondite l’aglio nell’olio in una padella. Aggiungete i pomodorini tagliati a pezzi e lasciate cuocere per un paio di minuti.

Aggiungete un mestolo di acqua calda e incorporate le alici dissalate con un filo d’acqua insieme ai capperi e alle olive.

Fate cuocere per un paio di minuti e mantecate la pasta scolata bene al dente nella padella.

Una spruzzata di prezzemolo tagliato grossolanamente o un po’ di pane per rifinire il piatto prima di portarlo in tavola.Spaghetti alle alici di menaica

Un blogtour nel Cilento, tra colori e sapori

Un blogtour inizia nel momento stesso in cui hai dall’AIFB la conferma della partecipazione.

Cominci da subito a studiare il programma, i luoghi che andrai a visitare, la storia, la geografia, la gastronomia, le aziende che ti ospiteranno e ti apriranno le loro porte.

Arrivi e credi di sapere già tutto. Poi incontri una “guida per passione” come Joseph Valentino e ti accorgi che c’è tutto un mondo di cui non eri a conoscenza. Perché lui ti racconta tutti i retroscena, quello che sui libri non esiste: lui qui ci vive, e sa la storia della più piccola pietruzza del sito archeologico di Paestum e allora capisci l’importanza di vedere da vicino, toccare, ascoltare, osservare le minime sfaccettature. Ogni luogo ha una grande storia da raccontare, e un blogtour della Associazione Italiana Food Blogger offre questa meravigliosa opportunità. Felice io che, con le mie compagne di avventura Marina, Sara, Stefania, Chiara e Leyla, posso approfittarne e sarei egoista se non ve ne rendessi partecipi.

Intanto c’è da dire che siamo state trattate da subito in maniera principesca: un mega pullman tutto per noi che ci conduce dalla stazione di Salerno all’antica Poseidonia greca, diventata poi Poistum per i Romani e definitivamente trasformata in Paestum.

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Costruita sul mare, tra i fiumi Sele e Salso, ricca e fiorente, fu una fedelissima dell’Impero Romano, al quale forniva viveri e navi, tant’è che mantenne alcuni privilegi speciali, come la possibilità di battere una propria moneta.

Con il tempo i fiumi trasportarono detriti rendendo la zona paludosa e allontanando il mare. Fu quindi abbandonata a causa delle epidemie di malaria ed in seguito bonificata dai Borboni prima e da Mussolini poi. Oggi è il 26° sito più visitato al mondo, con i suoi tre magnifici templi, originariamente colorati di bianco, azzurro e porpora, dedicati a Atena, Nettuno ed il terzo, più grande e ritenuto una “basilica” nell’originale significato di luogo di raduno e di svolgimento di affari amministrativi, dedicato ad Era.

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A Paestum scopriamo anche che la svastica, che oggi richiama ricordi tristi e dolorosi, era un antico simbolo greco che indicava la continuità del mondo e che nei vasi disseminati in una principesca residenza fioriva, due volte l’anno, la “rosa di Paestum”. Non manca una spettacolare visita al museo per ammirare una incredibile varietà di reperti di diverse epoche.

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Lasciato a malincuore il meraviglioso sito archeologico, sotto un sole estivo ed percorrendo una strada costiera ricca di panorami da cartolina, arriviamo ad Acciaroli, 700 abitanti d’inverno che diventano 30.000 in estate. Mare da bandiera blu, un delizioso porticciolo, l’incomparabile bellezza delle torre angioina, di proprietà della famiglia Schiavo, che ci ha concesso l’onore di visitarla e di gustarvi i dorati vini “fiano” di quattro cantine diverse, brillantemente illustrati e spiegati da Giuseppe Di Fiore, amministratore dell’azienda vitivinicola Barone di Rutino (Sa).

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Già leggermente brille, nonostante gli stuzzichini offerti durante la degustazione, con una breve passeggiata che ci permette di vedere il delizioso centro storico, curato nei minimi particolari grazie ad una Amministrazione Comunale lungimirante che ha impedito l’estrema modernizzazione, imponendo un limite all’altezza ed all’aspetto delle abitazioni, costruite con pietra a vista, e incrementando le zone di verde, giungiamo al ristorante “Il Rosso e il Mare”, accompagnati nel percorso dal giovanissimo titolare, Antonio Vassallo. Di lui e del suo locale vi parlerò in un articolo a parte, perché merita un approfondimento.

L’ hotel “La Playa”, che ci ospiterà per tutta la durata del tour, è quasi un prolungamento della spiaggia, sulla quale si affaccia la bellissima terrazza del ristorante, dalla quale, con due passi, ci si ritrova con i piedi nella finissima sabbia di un mare d’incanto.

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Luminoso e pulito, arredato in maniera raffinata, ma accogliente, l’hotel è un piccolo gioiello. Il personale, premuroso ed attento, rende il nostro soggiorno ancora più piacevole. La vista dal balcone della stanza è di una bellezza commovente, tanto che dispiace chiudere gli occhi e abbandonarsi al sonno. Ma è necessario riposare, perché l’indomani ci aspetta la raccolta delle olive.

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Il mattino successivo, tra le squisitezze esposte sul tavolo della prima colazione, spicca un bicchiere pieno di un succo rosso intenso e profumato: aloe e mirtillo. Come descriverne la bontà? Nel corso della nostra visita alla Tenuta degli Eremi, ne scopriremo tutti i benefici effetti.

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mirtillo

 

Siete curiosi? Il seguito alla prossima puntata…

Renzini e il tour “Vedi il Sapore”

Renzini, Alta Norcineria

già il nome basta a far capire di cosa si tratta. Le immagini sono ancora più esplicite. Parliamo di gusto, di gusto da vedere… sembra strano? Noi il gusto l’abbiamo “visto” in questi giorni, grazie al tour negli stabilimenti dell’azienda http://www.renzini.it

Un’accoglienza sbalorditiva, un trattamento principesco, una cordialità rara. Le stesse che riservano ai loro clienti, nei punti vendita e nel nuovissimo punto di ristoro di Montecastelli.

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E poi, durante le visite agli stabilimenti, io ed i colleghi dei blog La Masca in Cucina e Un Cuoco d’aMare, abbiamo constatato la cura e l’amore che tutti mettono nel loro lavoro, curando uno ad uno ogni prodotto, che viene lavorato a mano, rispettando rigorosamente le tradizioni.

Già al momento dell’arrivo presso il loro spaccio e punto di ristoro, siamo stati accolti da un buffet di benvenuto ricco di colori e profumi inebrianti, per passare poi al pranzo, con i piatti unici e raffinati del loro chef.

Il pomeriggio è trascorso con la visita allo stabilimento dei cotti, dove abbiamo potuto assistere alla preparazione di prosciutto, mortadella, porchetta, guidati da un pazientissimo responsabile che ci dato tutte le possibili informazioni ed ha risposto, con pazienza e competenza, a tutte le nostre domande; e vi assicuro che ne abbiamo fatte tante!

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Dalla porchetta, cotta per 10 ore nei forni, al Brace Norcino, rosolato dopo una prima cottura sottovuoto, abbiamo guardato, annusato e… salivato fino a sera, quando abbiamo finalmente dato soddisfazione alle voglie alimentari, con i magnifici taglieri di prodotti Renzini, accompagnati dai vini della cantina Albea di Alberobello, anch’essa di proprietà della famiglia e la conseguente cena, che si commenta da sé: date un’occhiata al menu!

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Poi, stanchi, ma soddisfatti, sistemazione nel lussuoso Borgo Palace Hotel

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Un’esperienza davvero fantastica, e questo è solo l’inizio…

Stay tuned! I