Minestra di talli e tenerumi, la bontà della cucuzzalonga

Talli e tenerumi sono gambi e foglie giovani della varietà di zucchina “lunga”, che cresce rampicante e produce un ortaggio di forma allungata, dalla buccia verde chiaro e liscia.

Il mio primo incontro con questi prodotti avvenne decenni fa e fu una specie di incubo. LEGGETE QUI se volete saperne di più. Continua a leggere “Minestra di talli e tenerumi, la bontà della cucuzzalonga”

Fiori di zucca al forno ripieni di patate e acciughe

Fiori di zucca al forno

Cucuzze, ciurilli, talli e tinnirumiiiiii!” Era la mia sveglia mattutina a primavera inoltrata, alle porte dell’estate, quando vivevo a Messina.

Permanenza molto breve, ma sufficiente a farmi amare la città e i “cugini” siciliani.

Ero una teenager e mi trovavo lì per punizione, a finire l’anno scolastico in un istituto privato, dopo essere stata elegantemente allontanata dalla scuola pubblica cosentina che frequentavo. E no, non vi racconterò il motivo (ne esistono ancora tracce sui giornali locali dell’epoca), ma vi dirò che quella punizione fu uno dei periodi più sereni della mia vita. Continua a leggere “Fiori di zucca al forno ripieni di patate e acciughe”

Fagiolini serpente al forno, una frittata soffice soffice

Per quanto si seguano blog, riviste, corsi, trasmissioni tv, pagine di cucina, arriva sempre quello stramaledettissimo giorno in cui non si sa assolutamente cosa mettere in tavola. Ed è proprio in giorni come quelli che, inaspettatamente, nascono ricette strepitose.

In un giorno così mi ero lasciata tentare dall’acquisto dei fagiolini serpente. Li conoscete? Sono sottilissimi e lunghi lunghi. Continua a leggere “Fagiolini serpente al forno, una frittata soffice soffice”

Tortelli di fegatini con riduzione al miele e fiori di acacia croccanti

Quest’anno, causa reclusione da coronavirus, la primavera mi è sfuggita sotto il naso e non sono riuscita a fermarla.

In questa meravigliosa oasi calabrese, la primavera arriva molto presto e a maggio, quando ho ricominciato a mettere cautamente piede fuori casa, l’acacia era già, ahimé, sfiorita.

Però l’altro ieri ho fatto una capatina in Sila, nella casetta di montagna, per controllare che fosse tutto a posto. E lì la primavera è adesso. A 1200 mt. le acacie faticano a reggere la fioritura, così come i sambuchi e i susini selvatici. Ecco, devo dire che tutto ciò mi ha dato la conferma di quanto noi esseri umani siamo inutili e, anzi, dannosi. Continua a leggere “Tortelli di fegatini con riduzione al miele e fiori di acacia croccanti”

Grupariata: la focaccia che non ti aspetti e la storia dei due colombi

Grupariata

La grupariata è una focaccia tipica del paese di Luzzi, nella presila cosentina.

La parola “grupariata” vuol dire “bucherellata”, riferito ai fori che si creano quando viene condita.

La sua origine è legata ad una leggenda tenera e commovente e la sua preparazione, sebbene molto semplice, è fuori dall’ordinario.

Prevede, infatti, un impasto a base di farina e polpa di pomodoro. Ecco la storia della sua origine (QUI il video).

“Franceschina era nata e cresciuta a Luzzi. Era sposata da anni con Peppino ed erano due brave persone, si volevano bene. Il loro unico cruccio era di non avere avuto figli. La donna trascinava le gambe verso il convento, in cerca di legna, come faceva ogni giorno. E come ogni giorno, pregava la Madonna affinché le facesse dono di quella maternità che fino a quel momento le era stata negata. Da lontano, udì voci concitate e vide le suore accalcate davanti al portone. Appena la videro la chiamarono e le dissero subito: “Franceschì, proprio tu ci volevi! Guarda cosa abbiamo trovato davanti al portone, te ne vuoi prendere cura?” e le porsero un cesto, dove si agitava qualcosa.

Franceschina pensò subito “come sono fortunata! Ci sarà magari una gallina, o addirittura un coniglio! E se fosse un capretto? Grazie, madre di Dio, che dono meraviglioso”. Ma la Madonna aveva pensato in grande. Dentro la cesta vi era la più bella bambina che si fosse mai vista. La pelle candida, gli occhi azzurri come il cielo, una boccuccia di corallo e i capelli a boccoli color del grano. Minuscola e docile, non piangeva, muoveva le manine e sorrideva. 

Franceschina e suo marito Peppino allevarono la piccola, che chiamarono “Donata” perché era un dono del cielo, con amore, ma anche con tanta gelosia. Per la sua candida bellezza era soprannominata “Palummella”, colomba. Non poteva uscire se non per andare a Messa, con il volto coperto da un velo e restava sola in casa per pochi momenti, quando la madre si recava nell’orto a far provviste. 

Ciononostante, da sotto il velo incontrò lo sguardo del figlio dei signori del paese. Un colpo di vento scostò per un attimo la cortina ed anche lui vide la bellezza incantevole della fanciulla e ne restò ammaliato.

Ma anche Franceschina e Peppino percepirono qualcosa ed ebbero paura. Si mormorava, infatti, che Donata provenisse proprio dal castello dei signori, figlia indesiderata ed illegittima di qualcuno che non voleva far conoscere i suoi amori illeciti; e se fossero stati parenti, o addirittura fratelli? Così furono ancora più attenti e repressivi di prima.

Ma l’amore non conosce cancelli, né catene. Il giovane pagò una magara affinché gli preparasse un filtro che lo trasformasse in un colombo, e sotto quelle spoglie andava a trovare la sua Palummella quando Franceschina era nell’orto.

Un giorno Franceschina tornò a casa prima del solito, le si era rotto lo zoccolo ed era carica di pomodori freschi. Entrò ed ebbe appena il tempo di vedere un colombo volare via dalla stanza e Donata rossa e affannata che le si parava davanti facendola inciampare. I pomodori maturi caddero nella grande ciotola piena di farina, pronta per diventare pane e Donata per scusarsi disse che il colombo entrato da balcone l’aveva spaventata. Per rimediare, impastò la farina con i pomodori e ne ricavò una focaccia che fece cuocere come un pane.

Il padre apprezzò la nuova preparazione, ma quando seppe dell’accaduto imbracciò lo schioppo ed uscì di casa. Appena vide il colombo avvicinarsi, gli sparò, per punirlo di avere spaventato la sua figliola adorata. Il colombo, morente, cadde sul balcone. Donata corse fuori gridando disperata, lo raccolse tra le mani e si gettò nel vuoto con lui. Da allora a Luzzi si prepara questa focaccia, rossa come l’amore, come la passione, come il sangue versato dai due colombi”

La grupariata

  • 600 g di farina tipo 1
  • 150 g di semola rimacinata di grano duro
  • 15 g di lievito di birra
  • 500 g di pomodori pelati
  • 10 g di sale
  • 40 g di olio extra vergine di oliva
  • 200/300 ml di acqua
  • 2 spicchi di aglio
  • peperoncino in polvere (più o meno piccante, a scelta)
  • 3/4 pomodori freschi sodi
  • una decina di alici dissalate
  • origano

Sciogliere il lievito di birra in 50 ml di acqua a temperatura ambiente.

Tagliuzzare grossolanamente i pomodori pelati.

Tritare finemente l’aglio.

Impastare il tutto con la farina, unendo anche l’olio e il sale.

Aggiungere acqua, se necessario, fino ad ottenere un impasto morbido, come quello della pizza.

Lasciare lievitare fino al raddoppio, poi stendere nella teglia ben unta e lasciare lievitare nuovamente per un’ora circa.

Spezzettare le alici e premerle qua e là sull’impasto per farle entrare bene, poi distribuire i pomodori affettati sottilmente e spolverare con l’origano.

Infornare a 180 °C per 40 minuti circa, prolungando la cottura, se necessario, coprendo la focaccia con un foglio d’alluminio.

Per avere una grupariata più morbida, sostituire la semola con 130 g di farina Manitoba e 20 g di fiocchi di patate per puré.

Il lievito di birra può essere sostituito con 200 g di lievito madre. In questo caso occorrerà meno acqua e si allungheranno i tempi di lievitazione.

Frittelle di ricotta fresca per le cronache dal bunker

Tra qualche tempo a me, o ad altri, potrebbe ricapitare sotto gli occhi questa ricetta di frittelle di ricotta.

Sarà passato qualche mese da oggi, magari qualche anno.

Mi chiedo se saremo uguali a ieri, o se l’esperienza di questo periodo ci avrà cambiati in qualche modo.

Io di certo, al termine di questa quarantena forzata da pandemia di Covid-19 sarò MOLTO cambiata, almeno fisicamente. Avrò almeno 10 chili in più, soprattutto se non smetto di cucinare per passare il tempo. Continua a leggere “Frittelle di ricotta fresca per le cronache dal bunker”

Fegato nella rete – ricetta alla calabrese

Maestro Martino, nel suo “Libro de arte coquinaria“, scriveva nella metà del 1400 :

Fegato nella rete

e chi siamo noi per contraddirlo? Tanto è vero che il fegato qui in Calabria si cucina da sempre così.

Avvolto nella rete, una rosolata veloce e via. Continua a leggere “Fegato nella rete – ricetta alla calabrese”

Pasta e patate ara tijeddra

Pasta e patate ara tijeddra

Pasta e patate ara tijeddra (teglia) è un piatto tipico del cosentino, che si può in due modi diversi: previa cottura e a crudo.

Spesso presente nei “leggeri” cestini da picnic calabrese, come alternativa a lasagna e cannelloni, non è esattamente un piatto dietetico, ma d’altronde è una parola sconosciuta nella gastronomia di questa regione.

La preparazione previa cottura, che è quella che preferisco, prevede che pasta e patate vengano lessate insieme e poi condite e passate in teglia, Continua a leggere “Pasta e patate ara tijeddra”